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Il contesto storico lo colloca a cavallo tra Medioevo e Rinascimento, quando occorreva una certa maestria nel sapersi districare con i menu dellāepoca che vedevano sulle tavole nobiliari grandi animali da cacciagione e da parata: cervi, cinghiali, cigni, pavoni. Non esistevano ancora le forchette e serviva dunque qualcuno che sapesse porzionare e trinciare.
Il contesto storico lo colloca a cavallo tra Medioevo e Rinascimento, quando occorreva una certa maestria nel sapersi districare con i menu dellāepoca che vedevano sulle tavole nobiliari grandi animali da cacciagione e da parata: cervi, cinghiali, cigni, pavoni. Non esistevano ancora le forchette e serviva dunque qualcuno che sapesse porzionare e trinciare. Nasce cosƬ il maĆ®tre trancheur, una figura rimasta in servizio fino alla fine del secolo scorso, nellāambito del contesto gerarchico della brigata cosƬ come la disegnò lo svizzeroĀ Cesare Ritz, fondatore della celebre catena, che comprendeva 15 figure professionali. Su quellāimpronta si ĆØ costituitaĀ A.M.I.R.A., lāassociazione che riunisce maĆ®tres italiani di ristoranti e alberghi, fondata nel 1955 daĀ Guido Fermiani, direttore di sala del Savini di Milano.
Un anno fa A.M.I.R.A. ha rinnovato i propri organi direttivi, eleggendo alla presidenzaĀ Valerio Beltrami, piemontese della Val d’Ossola, attualmente impegnato in consulenze di diversi hotel e ristoranti. Lo abbiamo incontrato a distanza di un anno dallāincarico che lo vedrĆ alla guida dellāassociazione fino al 2020 e, in questa intervista, tracciamo la nuova visione del servizio di sala.
Innanzitutto come ĆØ strutturata oggi A.M.I.R.A., quanti soci, quante delegazioni?
āLāassociazione ĆØ presente con le proprie delegazioni sullāintero territorio nazionale e con delegazioni a Principato di Monaco, Svizzera, Inghilterra, Isola di Jersey, Shanghai. Stiamo sviluppando una nostra presenza in Giappone e a Dubai e, in generale, siamo aperti ad accogliere ogni luogo in cui sia presente un chiaro concetto di ospitalitĆ italiana. Contiamo attualmente su 2.500 iscritti, abbiamo una nostra rivista Ristorazione & OspitalitĆ e, ogni anno, organizziamo il concorso MaĆ®tre dellāanno che, il 23 e 24 ottobre, verrĆ ospitato a Gallipoliā.
Quali sono i principali obiettivi del suo mandato?
āModernizzare! Questo vale per lāassociazione che presiedo, come per i mestieri di sala. Sono cambiati i tempi del servizio, sono cambiate le aspettative della clientela. Oggi non ci sono più le brigate, i famosi 15 ruoli descritti da Ritz, semplicemente perchĆ© non esiste più la clientela della belle Ć©poque nei grandi alberghi. Quindi non possiamo restare ancorati ad un mondo che esercitava sicuramente un grande fascino, ma che ĆØ rimasto solo nel ricordo. Quello che serve ĆØ una figura a 360°, che abbia nozioni di gastronomia, che sia in grado di gestire una struttura anche a ranghi ridotti; chi, oggi, ad esempio, si può permettere di mantenere in sala sia il maĆ®tre sia il sommelier?ā
Dunque state pensando a nuovi profili o a nuove terminologie?Ā Ā Anni fa avevate lanciato lāidea di cambiare il nome del cameriere in convivier, ma non mi sembra che abbia fatto grande strada?
āLa mia opinione e che non sono i nomi che cambiano una figura professionale, bensƬ il contesto sociale in cui opera. Vede, quando io ho iniziato il cameriere era colui che si presentava in sala con giacca bianca, pantaloni e farfallino nero; una cosa di cui i ragazzi, giĆ allora, si vergognavano. Oggi il cameriere con la C maiuscola ĆØ un ragazzo che sa accogliere, conosce tre o quattro lingue, ĆØ in grado di accompagnare con discrezione il cliente lungo tutto il percorso gastronomico prescelto. Quindi no alla pura terminologia, si ad una nuova qualificaā.
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Ad esempio?
āStiamo attuando un corso formativo per la figura di maĆ®tre-sommelier. Il primo corso pilota ĆØ partito in Puglia e, in tre livelli, formerĆ una figura con competenze miste: di ospitalitĆ e organizzazione della sala, unite a conoscenze enologiche e gastronomiche. Questo consente di coniugare più professionalitĆ e ottimizzare la carenza di professionisti in questo specifico settoreā. Si parla molto di crisi delle professioni di sala; a cosa imputa questa difficoltĆ ? āAnche qui siamo in ambito sociale. Il cuoco cosāera fino a pochi anni fa? Una persona che non varcava mai la soglia della propria cucina. I media lo hanno assurto a icona nella scala sociale. Al contempo il cameriere ĆØ stato relegato a semplice porta piatti. Ricordiamoci però che il successo di una cena e di un ristorante si gioca nei primi 20 secondi dallāarrivo dellāospite e lo si gioca in sala. Glielo dico per esperienza: il cliente ĆØ disposto ad ammettere lāerrore della cucina, di un piatto con qualche difetto, ma non torna più se cāĆØ una sala inadeguata, se un cameriere ĆØ scostante e scorbutico, se lāattesa dal conto in avanti ĆØ oltre misura e amenitĆ del genereā.
Quindi come si può invertire una tendenza che assomiglia sempre di più al principio di Pareto: 80% degli studenti dellāalberghiero iscritti a cucina, il 20% iscritti a sala?
āAggiungo di più: come si arresta la tendenza che vede il 70/80% dei ragazzi che intraprendono i lavori, tutti, della ristorazione abbandonare dopo un anno o due? CāĆØ un problema di relazione con i giovani che frequentano gli istituti alberghieri. Io stesso ho insegnato in quelle scuole. Oggi ci torno, non per giudicare e basta ma per raccontare cosa li aspetta nel mondo del lavoro, e scopro che i ragazzi mi guardano con occhi diversi. Ho ancora i brividi se penso ad un colloquio con gli studenti di una scuola che partecipavano ad un concorso di sala: al termine, tutti loro mi ringraziarono perchĆ© li avevo fatti innamorare del loro lavoro. Ecco, forse manca proprio questo: dire le cose come stanno!ā
Lāassociazionismo in questo settore non ĆØ pratica diffusa tra i giovani: quali iniziative avete intenzione di intraprendere per il futuro associativo?
āEntrando nelle scuole alberghiere, come dicevo pocāanzi, con il racconto, con gli innumerevoli esempi di passione che connotano la vita professionale di molti soci A.M.I.R.A. Abbiamo, tra lāaltro, cominciato ad associare gli istituti alberghieri perchĆ© ĆØ lƬ che si devono formare gli anelli di una catena che riguarda lāintera filiera della ristorazione. Questo ĆØ un mestiere che non può fare a meno di un dialogo tra tutti e di pari importanza tra tutti, dal facchino ai piani allo chefā.
Quali consigli si sente di dare ad un ristoratore che deve investire sul personale di sala?
āDi valutare le persone non sulla base del minor costo. Chi ĆØ in sala deve racchiudere in sĆ© molte competenze: deve essere psicologo, ma anche commerciale. Se ad un cameriere offri una retribuzione allāosso lui farĆ per quel compenso, non unāora di più. Se invece si valorizzano le competenze, anche sul piano economico, allora quella persona sarĆ stimolata a dare di più: a dialogare con il cliente, a suggerire un vino più interessante, a stuzzicare scelte più accattivanti ecc. Alla fine cosa rende di più al ristoratore: il risparmio in busta paga o lāincentivo?ā
A fine novembre celebrate il vostro 62° congresso; come sempre un momento importante nella vita di unāassociazione. Quali saranno i contenuti?
āSaremo ad Ischia, a maggior ragione per esprimere la nostra solidarietĆ allāisola colpita dal terremoto di fine agosto. Ci sarĆ lāassemblea e da quel pulpito intendo lanciare un invito alle tante associazioni di settore: abituiamoci a parlare un linguaggio comune, non facciamo a gara per primeggiare, non serve a nessuno; noi tutti siamo al servizio del cliente e, come canta Ligabue, facciamo una vita da mediano; accoglienza e umiltĆ devono essere la parola dāordine del nostro mestiere. Voglio Poi abbiamo in programma alcune master-class, di cui una riguardante le intolleranze, in collaborazione con Associazione Italiana Celiachia. Questo ĆØ lāesempio illuminante dellāimportanza di un eccellente servizio di sala: sono in crescita esponenziale le intolleranze, le allergie, i falsi tic. Chi meglio di un bravo professionista di sala può essere di supporto alla cucina nel riconoscere queste problematiche?ā
Luigi Franchi